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domenica 13 maggio 2018

Leggende medievali: Orlando e Re Artù



LIBRI INTERESSANTI PER LETTORI CURIOSI
Paola Zannoner, La magica storia di Re Artù (recensione)
Teresa Buongiorno, Camelot. L’invenzione della Tavola rotonda (recensioneanteprima)
Luisa Mattia, Merlino. Il destino di un giovane mago (booktrailer)
Domenico Volpi, Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda (anteprima)

martedì 1 maggio 2018

Diomede.


Diomede
copia mutila da originale bronzeo di Kresilas (440-430 a.C.)
Gipsoteca di Monaco

La mia vita da eroe.
Ho vissuto molte avventure, ma la più importante è quella che vi sto per raccontare.
Sono Diomede, uno degli eroi dell’Iliade e dell’Odissea.
Dopo la guerra di Troia sono tornato a casa mia, precisamente in Grecia, ad Argo. Ma appena entrato in camera, ho trovato mia moglie con un altro uomo; così me ne sono andato insieme ai miei compagni più fidati e ho viaggiato molto attraverso il mare, finché sono sbarcato in Puglia.
Qui, con due enormi blocchi di pietra provenienti dalla distrutta rocca di Pergamo, ho creato il subappennino Dauno e il promontorio del Gargano, perché era mia intenzione arricchire la mia futura patria di bellezze naturali e rendere ancora più unico il suo già bellissimo mare. 
Da quest’impresa mi avanzarono tre piccole pietre: non sapevo cosa farne e così pensai di disfarmene lanciandole nel Mar Adriatico. Non mi sarei mai aspettato che sarebbero riemerse per andare a formare l’arcipelago delle famose ISOLE TREMITI, con l’isola di san Nicola, l’isola di Caprara e l’isola di san Domino. Esse sono anche conosciute con il nome di isole Diomedee, in mio onore. Quando sono andato ad esplorarle con la mia flotta, non sapevo che l’isola di San Nicola sarebbe diventata la mia tomba. 
Le isole Tremiti sono splendide e in passato sono state sede di monasteri e chiese, ma soprattutto sono state la mia ultima patria, dove sono morto di vecchiaia e dove giaccio sepolto. Ora esse sono meta di turismo e io le guardo e le custodisco dall’alto. 
Dopo la mia morte Afrodite, per compassione, ha trasformato i miei compagni in una specie di gabbiani che ancora oggi popolano le isole e vengono chiamati “diomedee”. Questi gabbiani emettono dei gemiti ogni notte oppure quando qualcuno di origini non greche si voglia avvicinare alla mia tomba.
Durante la mia vita in Puglia mi sono sposato con la figlia del re Dauno, ovvero Evippe. E ho fondato molte città: Vasto, Andria, Brindisi, Benevento, Arpi (presso l’attuale Foggia), Siponto (presso l’attuale Manfredonia), Canosa di Puglia, Ariano Irpino, San Severo, Venafro e Venosa.
Ora però vi racconto cosa è successo durante la guerra di Troia, affiancato dal mio compagno d’avventura, Ulisse, un uomo dall’agile mente, che cercava solo di tornare in patria.
Mi trovavo davanti alle mura della città chiamata Troia, talmente potente che era quasi impossibile batterla con la forza. Allora io e Ulisse escogitammo un inganno: facemmo costruire un marchingegno che poteva contenere tutto il nostro esercito, rimasto famoso nel corso dei secoli come il “CAVALLO DI TROIA”. Il nostro intento era farlo entrare in città per assaltarla e ci riuscimmo, mettendo in scena la nostra fuga e facendo credere ai troiani che il cavallo fosse un’offerta per la dea Atena.
Durante l’assalto alla città, mentre stavo cercando di rubare il Palladio, affrontai persino Afrodite e le procurai una ferita ad una mano. Allora lei si vendicò attraverso mia moglie che, al mio ritorno a casa, trovai con un altro uomo. 
Una famosa impresa che ho compiuto con Ulisse è stata proprio il furto del Palladio, ovvero una statua che rappresentava Pallade Atena. Eleno, l’indovino figlio di Priamo, aveva rivelato che il Palladio possedeva la virtù di proteggere Troia fino a quando fosse rimasto custodito dentro le sue mura. Allora io e Ulisse, con il nostro coraggio e astuzia, pensammo di rubarlo, così Troia non sarebbe stata più salva.
Nel canto XXVI dell’Inferno della Divina Commedia, anche Dante Alighieri parla di me e di Ulisse avvolti da una fiamma biforcuta, quando Ulisse iniziò a raccontare la sua ultima avventura, di lui e del suo equipaggio che partirono per il loro ultimo viaggio e attraversarono il confine del mondo conosciuto, ovvero “Le Colonne D’Ercole” (lo Stretto Di Gibilterra), e trovarono la morte dopo aver avvistato in lontananza la montagna del Purgatorio.
Dopo tante avventure tornai nella mia prima patria: la Grecia. 
E passai il resto dei miei giorni nella mia ultima patria: la Puglia.
Questa è la mia storia: la mia vita da eroe.
(Fernando, Federico B., Federico I.)

Diomede e le isole Tremiti.
Le Isole Tremiti si devono a un grande eroe della Grecia, ovvero Diomede. 
Secondo le leggende Diomede fu uno dei principali eroi della guerra di Troia e, inoltre, assunse un ruolo rilevante come fondatore di città e diffusore di civiltà, soprattutto lungo le coste del mare Adriatico. 
L’arcipelago delle Tremiti è formato dalle Isole di San Nicola, San Domino, Cretaccio e Capraia. Si narra che esse nacquero per mano di Diomede, quando gettò in mare tre giganteschi massi portati con sé da Troia e riemersi misteriosamente sotto forma di isole. 
Noi tre (Silvia, Francesca e Federica), alunne di 1^F, abbiamo avuto l’idea di fare un viaggio nel passato per verificare ciò che si narra e ciò che è realmente accaduto. Siamo andate alle Isole Tremiti e, dopo aver camminato per tanto tempo, abbiamo finalmente incontrato Diomede e gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua storia.
Lui ci ha portato sul Gargano, perché ci ha detto che la sua storia in Italia era iniziata da lì, dove si era guadagnato le simpatie del re Dauno, dopo avergli prestato valido aiuto nella guerra contro i Messapi. Come ricompensa per il suo aiuto, Diomede ebbe in sposa la dauna Evippe, figlia del re, che gli portò in dote parte della Puglia: quella terra che ancora oggi viene chiamata Daunia, costituita dal Subappenino Dauno, dal Gargano e dalla Capitanata. 
Diomede ci ha raccontato come sono andate le cose e come si svolse realmente il dialogo con il re Dauno:
Dauno: “Come posso ringraziarla e sdebitarmi per avermi aiutato nella guerra dei Messapi, contro cui avevo tanto bisogno di aiuto?”
Diomede: “Un valido modo per ringraziarmi sarebbe donarmi il suo regno: la Daunia!”
Dauno: “Certo! Come ho fatto a non pensarci? Posso anche darle la mia adorata figliola Evippe in sposa!”
Diomede ci ha poi raccontato che il matrimonio andò a buon fine e che, dopo tanto tempo, dopo aver vissuto a lungo e in pace, abbandonò il mondo dei vivi e fu seppellito sull’isola di San Nicola. 
La dea Afrodite, sua antica nemica, per compassione trasformò i suoi più fidati compagni in uccelli marini chiamati DIOMEDEE (da cui le ISOLE TREMITI hanno preso il nome). 
Si dice che le Diomedee custodiscano e bagnino con le loro lacrime la tomba dell’eroe greco. E si dice anche che, ogni volta che qualche persona non proveniente dalla Grecia si avvicina alla sua tomba, le Diomedee inizino ad impazzire e a piangere. Ma tutto questo non siamo riuscite a verificarlo.
(Silvia, Francesca, Federica)

domenica 25 marzo 2018

Il ciclo dell'eroe.

Cos'è il ciclo dell'eroe? 
Molte storie di eroi sembrano seguire lo stesso modello narrativo, che si può immaginare come un ciclo, perché la narrazione inizia e finisce nel mondo ordinario dell'eroe, ma si sviluppa e trova il suo apice in un mondo straordinario e spesso fantastico. 



Molti libri e film popolari seguono piuttosto fedelmente questa struttura ciclica. 
Per capire meglio, guarda il video seguente (puoi mettere i sottotitoli in italiano).


Il ciclo dell'eroe si articola in dodici fasi:
  1. Il richiamo dell'avventura. L'eroe riceve un misterioso messaggio. Un invito? Una sfida?
  2. L'assistenza. L'eroe ha bisogno di aiuto, probabilmente da qualcuno più grande, più saggio.
  3. La partenza. L'eroe varca la soglia della sua esistenza sicura e normale ed entra nel mondo speciale dell'avventura. 
  4. Le prove. Essere un eroe è un lavoro duro: il nostro eroe risolve un enigma, uccide un mostro, sfugge a una trappola.
  5. Il confronto. L'eroe affronta le prove più difficili e fronteggia le più tremende paure. 
  6. La crisi. Questa è l'ora più cupa per l'eroe: affronta la morte e in alcuni casi muore, per poi rinascere nuovamente.
  7. Il tesoro. L'eroe riceve un tesoro, un riconoscimento speciale o un potere.
  8. Il risultato. Questa parte varia da storia a storia. Generalmente i mostri s'inchinano ai piedi dell'eroe, riconoscendo la sua forza, oppure continuano a inseguirlo e l'eroe fugge.
  9. Il ritorno. L'eroe ritorna al suo mondo ordinario.
  10. La nuova vita. La storia ha cambiato il nostro eroe, che è maturato e cresciuto rispetto alla sua vecchia esistenza, forte della sua esperienza e dei suoi nuovi poteri.
  11. La risoluzione. Tutti i nodi più intricati vengono sciolti. E' lo scioglimento. 
  12. Conclusione. Tutto come prima? No. Niente è più come prima, quando sei diventato un eroe.
Adesso prova tu: scegli un libro (o un film) che abbia un protagonista eroico e analizzane la trama seguendo lo schema del ciclo dell’eroe.

Il video ti esorta a considerare anche la tua vita come una sorta di viaggio eroico.
Commenta la frase di Joseph Campbell “Nella caverna dove hai paura di entrare, si trova il tesoro che stai cercando”. 
  • Qual è la tua caverna? 
  • Qual è il drago che ti impedisce di entrare? 
  • Quale tesoro pensi che possa contenere?
Fonte: La testa ben fatta;
F. Serafini, Lessons in Comprehension, Heinemann, 2004, p. 31-32. 

lunedì 18 dicembre 2017

La rotta di Odisseo.



Lieto spiegò la vela al vento il divino Odisseo, e sedeva al timone. Con abilità guidava la zattera: e non gli cadeva sulle palpebre il sonno.
Guardava le Pleiadi, e Boote che tardi tramonta, e l'Orsa che chiamano anche col soprannome di Carro: essa gira sempre lì, nello stesso punto e spia Orione. E' la sola stella che non prende parte ai bagni nelle acque dell'Oceano.
Gli raccomandava Calipso, la divina tra le dee, di navigare tenendola sempre a sinistra.
Fonte: Omero, Odissea, Garzanti 1999, p.69.
  1. Quali costellazioni vengono nominate nel testo?
  2. Cos'è una costellazione?
  3. In quale emisfero si trovano le costellazioni nominate nel testo?
  4. Quale punto cardinale è correlato alla costellazione dell'Orsa?
  5. Di conseguenza, verso quale punto cardinale sta navigando Odisseo?

N.B.
Nel testo si fa riferimento alla costellazione dell’Orsa Maggiore, che gli antichi utilizzavano come punto di riferimento per orientarsi. Omero dice che questa costellazione non si tuffa mai nell'Oceano, cioè, pur ruotando nel cielo, non tramonta mai, rimanendo sempre visibile. In termini moderni è quella che chiamiamo una costellazione circumpolare.
Oggi il nostro punto di riferimento per individuare il nord geografico è la stella Polare, che fa parte della costellazione dell’Orsa Minore o Piccolo Carro. Ma al tempo di Omero era l'Orsa Maggiore. Questo cambiamento è avvenuto a causa di un fenomeno che prende il nome di "precessione degli equinozi" e che consiste nello spostamento dell’asse di rotazione terrestre. La posizione dell’asse di rotazione terrestre si sposta lentamente sullo sfondo delle stelle fisse. E’ un po’ quello che accade alle trottole, che quando perdono vigore, oltre a girare su se stesse, mostrano il lento ruotare dell’asse di rotazione. La trottola del mondo si comporta allo stesso modo. La terra compie un giro su se stessa in un sol giorno e il suo asse di rotazione invece compie un giro completo in quasi 26.000 anni, per cui, al trascorrere dei millenni, l’asse - che si sposta continuamente - punta in direzione di stelle diverse. La direzione dell’asse di rotazione terrestre rappresenta la direzione del nord geografico.